CANTU' - "In una intervista, prima di un mio passaggio a un evento a Lariofiere, avevo dichiarato che mi sarebbe piaciuto aprire un ristorante da queste parti o in Alto Adige. Il giorno dopo a Erba si presentò il proprietario di una struttura a Cantù proponendomi la gestione. Il risultato? Ora sono qui...". Paul Schrott, classe 1969, da qualche mese ha aperto il suo ristorante proprio a Cantù, il "Truciolo Atelier Paul Schrott", che già si è meritato una citazione nella prestigiosa guida Gatti-Massobrio, con l'assegnazione del titolo "Corona radiosa".
Un personaggio importante nel mondo della cucina, chef Paul Schrott. La sua storia è raccontata sul sito del locale ed è costellata da tante soddisfazioni. Ha lavorato in tutto il mondo, che ha iniziato a girare subito dopo aver terminato gli studi alla scuola alberghiera di Merano. In Spagna, ad esempio, ha conquistato nel 2008 2 stelle Michelin. Uno dei tanti riconoscimenti che caratterizzano la sua carriera. Ha lavorato a New Yourk, in Asia a Shanghai (in qualità di executive chef ha coordinato e gestito otto ristoranti dell’Hotel 5 stelle Aster); e poi in Austria, Svizzera, Germania e nel suo Alto Adige.
Ora questa esperienza proprio a Cantù con l'obiettivo di "diventare un punto di riferimento per il territorio" spiega. Un ristorante, insomma, che può essere una attrazione, un po' come succede per strutture di suoi colleghi che sono diventate famose non solo nel nostro Paese, ma anche a livello internazionale. Al fianco di Paul c'è la moglie Alice, che con lui coordina il lavoro nella struttura. La proposta è quella di un percorso di sapori, fatta in maniera artigianale, in omaggio a quella che soprannominata la "Città del mobile". Un mix di sapori inediti e ricercati. "E ovviamente stiamo molto attenti agli abbinamenti perché a volte si rischia di strafare con mix troppo arditi che colpiscono chi mangia ma...in negativo" spiega il patron.
"La mia cucina? E' ispirata alle tradizioni e allo stesso tempo creativa - spiega chef Schrott - L'idea è quella di cercare nuovi sapori, nuovi abbinamenti. L'Italia ha sempre avuto grande tradizione ma, ritengo, poca creatività, mentre all'estero è stata fatta più ricerca su questo fronte". E allora in questo suo cammino, Schrott punta ad esempio sull'uso di spezie che i "gastronauti" stanno imparando a conoscere, come l'anice stellato, lo zenzero o il lemon grass. "Utilizziamo poi solo prodotti freschi e abbiamo quasi abolito il sale cercando di proporre una cucina equilibrata ed appetitosa con l'obiettivo di far vivere una emozione a chi ci viene a trovare". Nel loro locale, infatti, Paul e Alice hanno una ventina di coperti, proprio perché vogliono seguire da vicino ogni cliente con grande attenzione.
E la risposta è stata positiva. Se, come è stato sottolineato, l'intenzione è di diventare un punto di riferimento, i primi riscontri dicono che la strada intrapresa è giusta, visto che a Cantù sono giunti clienti da Milano, dal resto della Lombardia, dalla vicina Svizzera e addirittura dalla Toscana. La proposta è di menù degustazione. Quello "lungo" prevede 9 portare e costa 109 euro a persona, ma si possono trovare soluzioni intermedie con 4, 6 o 7 piatti. "Possiamo dire che i clienti di questa zona prediligono le 5-6 portate" specificano Paul e Alice.
"Avevo voglia di ricominciare in un posto nuovo - spiega ancora chef Paul Schrott - portando con me, ovviamente, anche le influenze che ho avuto lavorando all'estero. Ma alla base c'è un discorso di valorizzazione del territorio, inteso come Italia, perché non dobbiamo dimenticare che sul fronte della cucina il nostro Paese è una eccellenza, come pure per quanto riguarda le materie prime. Ed è partendo da questi presupposti che creiamo i percorsi per i clienti del nostro ristorante".







