‘NDRANGHETA – La brianza è cosa nostra?

martedì, 13 gennaio 2015

NDRANGHETA1CANTÙ - L'inchiesta Insubria l'ha detto in modo chiaro: la 'ndrangheta parla il dialetto brianzolo. Si muove tra le associazioni benefiche, si presenta sgargiante e ben vestita. A volte si presenta politica e politicante ma  soprattutto si presenta ricca. Estremamente ricca. "E in un momento di profonda crisi economica quella ricchezza diventa una chimera per gli imprenditori affossati dai debiti. Diventa una salvezza. Così pensando di poter utilizzare la ndrangheta per potersi rialzare si ritrovano a loro volta utilizzati e ricattati. Marionette nelle mani della malavitosi" spiega il senatore e presidente del gruppo PD presso la commissione parlamentare antimafia, Franco Mirabelli.

La serata promossa dal Pd Cantù, "Io dico no" , si tramuta presto in un ampio dibattito. Tante le presenze nella sala di via Ettore Brambilla al civico 3. Si contano tra le file il sindaco di Mariano Comense Giovanni Marchisio, il sindaco di Cucciago Claudio Meroni e infine quello di Bregnano Elena Daddi. Comuni toccati visibilmente dell'inchiesta Insubria. "Un' inchiesta che ha messo in risalto come anche i nostri territori subiscano la progressiva, lenta ma costante, infaltrazione mafiosa" afferma Filippo di Gregorio, segretario locale del partito e per l'occasione moderatore del dibattito.

PD NDRANGHETA CANTU

Un dibattito incentrato su un'unica grande domanda,  "Cos'è la 'ndrangheta?". "Per combattere la mafia bisogna conoscerla. Dobbiamo parlarne, perciò ben vengano queste iniziative. Perché la malavita calabrese si nasconde sotto i sorrisi compiaciuti e smaglianti. Non la vedremo nelle piazze a compiere delle stragi perché la andrangheta sa che chi non vede non parla" aggiunge il senatore Mirabelli, coadiuvato da Rita Livio, presidente della Provincia di Como e sindaco di Olgiate Comasco.

Impegnato nella lotta alla mafia, Mirabelli sa che la malavita organizzata calabrese passa per i legami di sangue, si fa forza sul valore della famiglia per fare proseliti ovunque. "Nel Messico, in Columbia, gli affari di questa associazione criminale organizzata sono vasti e cospicui. E fanno tutti riferimento alla famiglia di appartenenza". Certo le intimidazioni sono correlate alle attività criminale di questi malavitosi. "Gli imprenditori si ritrovano ricattati e poi complici con il loro silenzio dei reati commessi. Estorsione, riciclaggio, gioco d'azzardo, tante sono le attività economiche si cui ha investito la ndrangheta. Si è infiltrata tra le nostre aziende, nella nostra sana economia creando una zona grigia". Una zona fatta di piccole realtà territoriali, aziende di piccole dimensioni, artigiani, ristoratori che hanno visto garantito dalla mafia ciò che lo Stato non riesce a dare: il lavoro.

"Combattere la mafia si può e si deve. La combattiamo quando a Expo vengono interdette 91 aziende. La combattiamo con le leggi, con la sensibilizzazione. Io credo che la nostra magistratura,  i nostri detective siano un fiore all'occhiello dell antimafia italiana. Un sistema che fa scuola anche nelle alte cariche mondiali che vogliono combattere il terrorismo ispirandosi al nostro sistema anti mafia" conclude tra gli applausi il senatore.

Tanta è la voglia di confrontarsi anche tra cittadini, che espongono i loro pensieri, tradotti in sintesi nell'ultima battuta affidata a Di Gregorio per chiudere la serata: "l'infiltrazione mafiosa nei nostri territori è inquietante. Ma la nostra capacità di indignarci e, invece che rimanere paralizzati dalla paura, agire ci permetterà di combattere la mafia. E la mafia si può vincerla infierendole colpi mortali proprio nel suo tallone d'Achille: la ricerca smaniosa di soldi". Dalla confisca dei beni ai malavitosi parte la rivincita dello Stato.

Valentina Rosselli 

 

 

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