CANTÙ - Parla ai giovani in un linguaggio che tutti capiscono. Poco importa che tu venga da Cantù, dal Gambia o dal Marocco. Lo sport ride in faccia a ogni tipo di discriminazione. È più potente di qualunque governo nel rompere le barriere razziali.
Questo è il motto che ha spinto la società San Michele ad accogliere nelle proprie fila uno dei sei profughi arrivati quest'estate a Cantù. "Gli piace giocare a pallone e perciò da qualche giorno indossa la nostra maglia - spiega Marcello Martinez, presidente della società -. Non vogliamo parlare di politica, noi ci interessiamo solo di sport. È lo sport parla d'integrazione e promuove valori antirazzisti".
In settimana la visita medica e forse già domenica 4 ottobre la prima partita. "Il ragazzo è stato ben accolto dai propri compagni - aggiunge Martinez - e inserito nei gruppi social. Insomma nel nostro piccolo possiamo dire che l'integrazione sta andando più che bene".
S.R.






