SANITA’ – Tumori al seno: al S. Anna apre l’ambulatorio per pazienti ad alto rischio

mercoledì, 1 luglio 2015

COMO - Al Sant'Anna un ambulatorio per le donne che hanno un alto rischio di ammalarsi di tumore al seno. L'ospedale di San Fermo della Battaglia amplia così la sua offerta in ambito senologico dal mese di giugno con l'istituzione di un servizio, attivato nell'ambito della "Breast Unit" diretta da Aldo Battaini, destinato a quelle pazienti che in famiglia hanno avuto più casi di neoplasia della mammella, nell'ottica di un approccio multidisciplinare e con lo scopo di arrivare a una diagnosi precoce.

"Il tumore della mammella - spiega Monica Giordano, primario dell'Oncologia - è il tumore più frequente nel sesso femminile. Gli studi epidemiologici hanno dimostrato che in alcuni ceppi familiari la ricorrenza di tale tumore, associato o meno al tumore dell'ovaio nei membri della stessa famiglia, è significativamente più alta rispetto al resto della popolazione".

L'ambulatorio dedicato alle pazienti ad alto rischio, dunque, sarà effettuato una volta al mese e ha come finalità l'attuazione di un protocollo osservazionale clinico e strumentale per queste pazienti (con geni mutati e non) diverso dai programmi di screening e di mammografia clinica realizzati per le pazienti a rischio di malattia sporadica e non eredo-familiare. Attualmente il servizio ha in carico 24-30 donne. L'accesso per le donne che hanno subito un intervento alla mammella al Sant'Anna è tramite l'ambulatorio del follow-up, mentre per le altre pazienti il percorso prevede l'accesso tramite l'ambulatorio di Senologia - con impegnativa del Medico di Medicina Generale e prenotazione tramite Cup - che provvederà a pianificare l'iter più appropriato.

Le visite dell'Ambulatorio per le Pazienti ad Alto Rischio sono effettuate collegialmente dagli specialisti delle Unità Operative di Oncologia, Chirurgia e Radioterapia. La sorveglianza strumentale coinvolge il Servizio di Genetica dell'Anatomia Patologica e la Radiologia. Il supporto psicologico, infine, è erogato dall'Unità Operativa di Psicologia.

"Occorre garantire a tutte queste pazienti -- prosegue l'oncologa - il supporto psicologico e le informazioni per scelte autonome e consapevoli sulle strategie di sorveglianza e/o prevenzione quali sorveglianza intensificata, farmaco prevenzione e chirurgia profilattica".

I geni che possono mutare

La ricerca scientifica ha individuato due geni coinvolti nella predisposizione ereditaria delle neoplasie della mammella: il geneBRCA 1 e il geneBRCA 2 (*BR*east *CA*ncer 1 e *BR*east *CA*ncer 2). Le mutazioni a carico di questi geni comportano un aumentato rischio di sviluppare un tumore della mammella e/o un tumore dell'ovaio. Mutazioni a carico del gene BRCA 2, inoltre, incrementano il rischio di tumore della mammella maschili (l'1-2% dei casi).

"I tumori della mammella -- spiegaAldo Battaini, responsabile della *Breast Unit* dell'Ao Sant'Anna - vengono definiti come forme sporadiche nell'85% circa dei casi e forme eredo-familiari nel restante 15% circa. Nelle forme eredo-familiari può essere ricercata la mutazione genetica".

Il supporto psicologico

Indispensabile in questo processo, che deve essere affrontato in modo multidisciplinare coinvolgendo gli attori della fase diagnostica e terapeutica, è il ruolo dello psico-oncologo per l'impatto che la coscienza di un rischio elevato di ammalarsi, e non la certezza, può avere sul benessere psicologico di una persona.

 

 

 

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