CANTÙ - "Il 2 giugno 1946 il Popolo Italiano, chiamato a scegliere direttamente il nuovo assetto istituzionale da dare al paese, si espresse a
larga maggioranza (54,3% dei voti validamente espressi) a favore della Repubblica, ma il paese si spaccò nettamente in due: da una parte un nord fortemente repubblicano (con percentuali che in Lombardia furono del 64,1%, in Veneto del 59,4% ed in Trentino addirittura dell’85%). E dall’altra parte un sud ampiamente favorevole alla monarchia (che a Napoli raccolse addirittura il 78,9% dei voti)".
E' il discorso del sindaco di Cantù, Claudio Bizzozero ad aprire le celebrazioni del 2 giugno. Richiama alla memoria il passato recente, le votazioni del 2 giugno del 1946 quando netta fu la preferenza delle regioni del Nord che "anche in quell'occasione si dimostrarono all'avanguardia e coraggiose" per parlare del futuro: per parlare della nascita di una Repubblica Federale.
"Dunque la Repubblica nacque grazie al voto del nord. In questi giorni, a 69 anni di distanza, mi sono chiesto che cosa accadrebbe se quel referendum fosse riproposto oggi, non però come scelta alternativa fra “Repubblica o monarchia” ma come scelta fra “Repubblica nazionale o Repubblica federale”. Io credo che anche in questo caso la maggioranza dei residenti nelle regioni del nord non avrebbe dubbi nel scegliere senz’altro l’alternativa federale ma è molto probabile che anche in questo caso il paese si ritroverebbe nuovamente spaccato in due, esattamente come allora, con un nord progressista che guarda avanti ed un sud conservatore che guarda al passato".
Guarda a una Repubblica federale il primo cittadino e partendo da questa considerazione Bizzozero
prosegue con una breve digressione che stigmatizza partiti e partitocrazia, "le istituzioni nazionali che più delle altre rappresentano oggi la Repubblica, vengono giustamente percepite, da una larga parte della nostra popolazione (ed io fra questa), come istituzioni lontane e vessatorie, che di fatto attuano ai nostri danni una vera e propria rapina fiscale a favore di un esercito immenso di parassiti nullafacenti che si annidano all’interno di una miriade di strutture pubbliche e parapubbliche del tutto inutili ed inutilmente costose".
L'affondo finale è duro e lapidario: "La Repubblica Italiana è in effetti oggi di diritto fondata sulla sovranità popolare ma di fatto occupata da partiti che l’hanno trasformata in una Repubblica centralista, assistenzialista e parassitaria".

"Chi oggi vuole acriticamente difenderla così com’è, di fatto fa il gioco di chi vorrebbe in realtà distruggerla, aprendo così scenari che non sappiamo dove ci condurranno ma sicuramente non ad approdi felici. Chi, al contrario, vuole oggi davvero riaffermare con forza i valori di libertà e giustizia che spinsero la maggioranza del popolo ad esprimersi nel 1946 a favore della Repubblica, non può che essere favorevole, pena l’autodistruzione, ad una sostanziale riforma dell’assetto repubblicano vigente, in direzione di un radicale spostamento del potere dal centro statale verso le numerose identità comunali di cui si compone storicamente la penisola. Io sono personalmente convinto che se un tale cambiamento non avverrà in un arco di tempo ragionevolmente breve, la storia di questa Repubblica, che dura ormai da 7 decenni, giungerà definitivamente a compimento".
"Non è la volontà politica che ce lo dice - prosegue -, ma è la cruda realtà economica: un sistema centralista e parassitario quale quello che abbiamo oggi in Italia, se mai sia stato moralmente tollerabile, oggi certamente non è più economicamente sostenibile. Di fatto questo paese non può più permetterselo e dunque inevitabilmente questo sistema, se continuerà a percorrere la strada che ha percorso sino ad oggi, non potrà che implodere su sé stesso, schiacciato dal peso della storia e dell’economia, prima che della morale. L’alternativa è dunque a mio avviso secca: o la Repubblica Federale dei Comuni o l’implosione della Repubblica. Dunque personalmente voglio dare a questo 2 giugno un significato particolare: quello della celebrazione non della “Repubblica centralista dei partiti”, che abbiamo oggi in Italia, ma della “Repubblica Federale dei Comuni” che io spero avremo in futuro, augurandoci che arrivi al più presto possibile e soprattutto prima che sia troppo tardi. Buon 2 giugno a tutti".






