IL COMMENTO – L’aura de “La Pietà” esposta a Galliano

lunedì, 11 maggio 2015

CANTÙ - Artisti si nasce... Incontrare Davide Foschi, fondatore del Metateismo, e la sua Pietà diventa una esperienza impagabile, da vivere in completa soggettività, distaccandosi da ogni tipo di canone e tradizione artistica più o meno conosciuta o studiata sui banchi di scuola.

La sua opera non si guarda, si osserva. Ma è un osservare con gli occhi di chi si apre completamente ad un nuovo tipo di rivelazione artistica e spirituale. Non esistono parole adatte per descriverla perché semplicemente non si può fissare in modo stereotipato ciò che appare. Il primo impatto si rivela uno shock poiché si giunge davanti alla tela con un bagaglio di pensieri precostituiti dal titolo (Pietà) che si è letto sui giornali o all'ingresso.Ti aspetti una rappresentazione ed invece vedi il nero, fosco, tetro, tragico fondo, quasi fosse un astratto simbolo dei mali. E allora ti sorge spontanea la domanda “Chi avrà pietà di questo povero mondo?”... È forse questo ci vuole raccontare Davide?

Poi all'improvviso iniziano ad apparire delle figure ben distinte calate in un paesaggio leonardesco dove rocce, fiumi, vegetazione si fondono in quel famoso sfumato dell'artista rinascimentale.Una croce geometricamente perfetta, quasi innaturale divide la scena mentre a poco a poco prende forma il corpo di Cristo, dilaniato dalla sofferenza, con il capo reclinato che si distingue appena,tanto è scura e densa quella zona di colore. Un corpo abbandonato dalle forze, dalla Vita stessa ma è sconvolgente notare che non cade a terra pesantemente in quanto c'è una seconda figura che lo sta sostenendo. Ecco, tra chiari e scuri, tra forme di luce che si creano a macchia, come fiammelle che animano la scena e si formano una dopo l'altra, la tenera figura di Maria, la sua mamma.

Nel contesto di una scena così straziante che vede una madre tenere tra le propria braccia, per l'ultima volta sulla terra, il figlio morto, ci aspetteremmo di incrociare uno sguardo perso nel dolore e nella terribile consapevolezza di un destino ormai segnato.Invece, a ben guardare, il volto di Maria è giovane, rilassato, gli occhi sono “sorridenti”, quasi a voler comunicare il suo sollievo poiché ha la certezza del rinnovamento eterno della vita, del fatto che la Fine non è nient'altro che un nuovo Inizio.

L'Arte è l'eterno percorso umano volto allo svelamento del divino recita il Manifesto di Davide Foschi e quest'opera è la massima espressione di questo concetto.Una tela nata in una situazione di trance dell'artista, nel giorno di Pasqua del 2009. La creazione è dunque avvenuta in un momento di distacco unico nel suo genere quando uno spesso strato di colore nero pece è stato depositato dal pittore nell'incoscienza stessa del gesto artistico. Ma quel nero, una volta rimosso in parte, ha iniziato a trasformarsi in forme e colori che pian piano stanno formando la scena descritta.

È un viaggio, un continuo modificarsi della tela stessa che sembra non abbia voglia di smettere di stupire l'osservatore.Un mutevole fermento di energia che racconta una storia e che non ha nessuna intenzione di smettere. Ed ogni volta l'approccio è qualcosa di esclusivo, sempre diverso, sempre coinvolgente. Per volontà dell'artista il quadro non è mai stato fotografato né ripreso in video: l'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica non può essere fissata da un apparecchio. Solamente noi, con il nostro occhio e la nostra anima, ogni volta che la guardiamo abbiamo la possibilità di appropriarcene e goderne appieno.La sua genesi, in trance, è stata dunque una esperienza unica come autentica e irriproducibile è l'immagine che si sta formando nel tempo che passa. Dobbiamo dunque farne esperienza diretta, conferendo a questa Pietà un alone di fascino, un valore “cultuale” che un grande scrittore e filosofo, Walter Benjamin, ha definito con il termine Aura cioè la sensazione avvertita dallo spettatore di vivere, nel dialogo intimo e raccolto con l'opera d'arte che gli sta davanti, un'esperienza privilegiata, assolutamente straordinaria ed irripetibile.

Le parole non bastano... Provare per credere...

Massimiliano Porro

 

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