POSTE – Provincia contro il piano tagli: “Duro colpo al turismo”

mercoledì, 6 maggio 2015

poste-italianeCOMO - “La difesa degli uffici postali nella maggior parte dei Comuni comaschi non è dettata da ragioni di prestigio campanilistico locale, ma da precise necessità economico-sociali dei territori interessati”. Questo è il commento della presidente della Provincia Maria Rita Livio e della consigliera provinciale Maria Grazia Sassi, al termine della riunione con i sindaci interessati dal progetto di taglio delle sedi varato da Poste spa.

L’incontro faceva seguito ad un vertice in Regione, convocato dall’assessore agli Enti locali, Daniele Nava, con tutte le Province lombarde, cui erano intervenute la Presidente Livio e la consigliera Sassi, per coordinare e sottoporre a Poste spa un pacchetto di controproposte al piano tagli dei mesi scorsi, che prevedeva l’eliminazione di 4 sedi (Camnago Faloppio, Bulgorello, Como 3, Tremezzo), e il drastico ridimensionamento con chiusura a giorni alterni di ben 18 uffici (Alserio, Anzano del Parco, Blevio, Brunate, Castelmarte, Cima, Colonno, Drezzo, Laino, Lanzo d’Intelvi, Nesso, Plesio, Pognana Lario, Rodero, Ronago, Sormano, Torno, Valsolda).

Alle Province, infatti, il presidente Maroni e l’assessore Nava avevano demandato il compito di effettuare un’istruttoria sulle situazioni dei comuni interessati dal piano tagli, per verificare i casi nei quali la chiusura totale o parziale degli uffici potrebbe non generare particolari problemi e quelli, invece, in cui si verificherebbero conseguenze negative a livello locale.

Gli interventi dei sindaci hanno permesso di mettere in evidenza aspetti sottovalutati o addirittura ignorati da Poste spa, che ora saranno condensati in un Rapporto che la Provincia invierà alla Regione ed alle stesse Poste.

Alcuni di questi devono diventare, secondo la Provincia, punti fermi e irrinunciabili. Il primo riguarda i Comuni montani, che ieri hanno rimesso sul tavolo le pesanti conseguenze che deriverebbero in molti Comuni dalla chiusura degli uffici. Un altro dato da considerare è quello anagrafico, relativo all’età media della popolazione, dal momento che vede nei comuni montani una percentuale nei Comuni montani dove poste vorrebbe tagliare il servizio oscilla tra il 28 e il 30%, a E’ così emerso che mentre in Lombardia la percentuale degli over 65 si attesta sul 17 %, nei Comuni montani dove poste vorrebbe tagliare il servizio oscilla tra il 28 e il 30%, a fronte di una percentuale regionale che si attesta

Un altro elemento su cui i Comuni hanno chiesto alla Provincia di richiamare l’attenzione di Poste e Regione riguarda il turismo. Molti dei Comuni dove le poste intenderebbero chiudere gli uffici registrano infatti per molti mesi all’anno un’esplosione di presenze – due esempi per tutti Lanzo Intelvi e Porlezza - superiore di non meno di cinque volte, in alcuni casi anche di 10 volte, rispetto alla popolazione esistente.
Privare i comuni notoriamente ad alta densità turistica dei servizi postali significherebbe dare un duro colpo al settore.

Conseguenze altrettanto negative si verificherebbero in diversi Comuni che, pur avendo una popolazione ridotta, sono caratterizzati da una forte presenza sul loro territorio di attività produttive. Emblematico a questo riguardo il caso di Castelmarte, nel quale insistono ben 45 aziende che dalla chiusura delle poste – nonostante l’apporto delle tecnologie informatiche – avrebbero danni sicuramente ingenti nell’organizzazione della loro attività.

 

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